domenica 31 gennaio 2016

CARLO'S BAKERY: A HOBOKEN DA BUDDY, IL BOSS DELLE TORTE


Durante le ormai lontane vacanze natalizie, avendo passato un po’ più tempo del solito nell’umile dimora, ho potuto notare come a qualsiasi ora del giorno e della notte la tv propinasse Buddy Valastro, meglio noto come Il Boss delle torte. Non so se sia la norma o se questo eccesso zuccheroso derivasse dal fatto che ben si sposa con il periodo natalizio, sta di fatto che vedere il buon Buddy in tv mi ha fatto pensare che non vi ho ancora raccontato di quando ho fatto visita alla sua pasticceria, la Carlo’s Bakery di Hoboken, nel New Jersey. Sì, la prima, quella originale che ha aperto i battenti nel 1910. Se vi trovate a New York, vi consiglio assolutamente di farci un salto. Negli ultimi anni il Boss ha inaugurato diverse bakery negli States, Grande Mela inclusa naturalmente. Nei pressi di Times Square troverete la sua scintillante bakery newyorkese, ma a mio parere potete tranquillamente evitare di perderci tempo. Probabilmente la bontà dei dolci sarà la stessa, ma il locale è decisamente asettico e assolutamente turistico, come tutto ciò che gravita nei pressi di Times Square d’altronde. Molto meglio dirigersi ad Hoboken che tra l’altro è collegata a Manhattan in maniera ottimale. E’ sufficiente prendere la Path, una specie di linea metropolitana veloce, dalla stazione del World Trade Center o da quella all’angolo tra la 33esima e la Avenue of Americas, non distante dall’Empire State Building, per raggiungere – passando sotto il livello dell’Hudson! - in meno di un quarto d’ora la graziosa cittadina.


Non ho trascorso molto tempo ad Hoboken perché quel giorno, la vigilia di Natale del 2014, il tempo è stato davvero inclemente, regalando forte pioggia per tutto il sacrosanto giorno. Un vero peccato, sia perché per tutto il resto della nostra permanenza in città c’è stato al contrario un tempo strepitoso per la stagione – non abbiamo raggiunto i 21° di quest’anno ma i 16° sì, il che è comunque clamoroso! – sia perché non siamo riusciti a goderci appieno la cittadina che sembrava veramente graziosa. Molto curata e accogliente, con uno stupendo parco che si affaccia sull’Hudson regalando una delle migliori viste su Manhattan. Con il brutto tempo, questo è il meglio che sono riuscita a catturare…



Perlomeno, essendo arrivati alla pasticceria di prima mattina, non abbiamo fatto alcuna fila per entrare. Peccato però averci impiegato all’incirca un’eternità prima per ammirare le invitanti leccornie facenti bella mostra nelle vetrine interne, poi per decidere cosa mettere sotto le nostre fauci – la scelta è davvero ampia! – che la pasticceria si è riempita all’inverosimile. 







Schiacciati come sardine siamo però riusciti a fare i nostri acquisti golosi e quando siamo usciti la fila di poveri tapini in attesa di entrare era chilometrica! A noi fortunatamente non restava che testare le nostre leccornie, eccoci quindi pronti ad avventarci sulla red velvet cupcake e sulla cheesecake monoporzione guarnita con un ricciolo di crema al cioccolato e accessoriata con un bel fragolone altrettanto cioccolatoso. I biscotti saranno invece parte della colazione del giorno successivo. No, niente prodotti Made in Italy quali cannoli, sfogliatelle e tiramisù. La famiglia sarà anche di origine italiana, ma è una missione al limite dell’impossibile trovare un cannolo decente nel nord Italia – e le rarissime volte che lo si trova buono, non è mai, ma proprio mai, al livello di quelli della terra madre – non vorrete mica che vado a prendere un cannolo negli USA?? Non sia mai! E infatti la tipica pasticceria a stelle e strisce non mi ha per niente deluso, anzi. La red velvet cupcake era soffice e deliziosa, senza dubbio la migliore red velvet provata a New York e dintorni. E solo io e il maritozzo sappiamo quante ce ne siamo pappate! E anche la cheesecake era assolutamente strepitosa! Non la migliore – quella l’ho mangiata qui – ma comunque una vera e propria squisitezza. Bella corposa ma allo stesso tempo soffice e pannosa, saporita e dolce al punto giusto. Mmmmh, non ne disdegnerei un abbondante boccone proprio or ora! I biscotti erano sì anche loro buoni, ma niente di strabiliante. Dei normalissimi biscottini da tè, senza infamia e senza lode. Mi sembra doveroso aggiungere che i prezzi erano assolutamente onesti, non solo inferiori agli standard di New York, ma anche a quelli di pasticcerie decisamente meno blasonate della Palude Padana.
In conclusione, ben fatto Buddy! Ti promuovo a pieni voti!




Mi sembra giusto aggiungere che non sono solo le buonissime e bellissime prelibatezza zuccherose a meritare la promozione. Della Carlo’s Bakery mi è piaciuto praticamente tutto. Il locale è molto carino e accogliente e, diversamente da come te lo aspetteresti, piuttosto vecchio stile. Aspetto questo che ho apprezzato molto in quanto mi ha trasmesso autenticità. Avverto però che la pasticceria potrebbe aver subito delle modifiche, ricordo infatti diversi cartelli che ne annunciavamo l'imminente chiusura di alcune settimane per lavori di ristrutturazione. Spero non l’abbiano stravolta, a me è piaciuta tanto così com’era, con la sua genuinità da provincia americana.



Una nota di merito va anche al personale estremamente gentile e disponibile, e con il pandemonio che c’era dentro quel posto è pur sempre doveroso ma non scontato. Tra l’altro proprio il giorno della nostra visita, nonostante non solo il locale fosse gremito ma per di più in una giornata particolare come quella della vigilia di Natale, erano al lavoro anche Mauro e Maddalena, cognato e sorella di Buddy, che non hanno risparmiato un sorriso o una buona parola a chi ne avesse il piacere. Ecco, anche questo aspetto mi ha colpito non poco. Insomma, considerando il successo planetario delle bakery di famiglia, i componenti potrebbero tranquillamente godersi la vita delegando la gestione delle pasticcerie a terzi. Il fatto che non lo facciano a mio parere può significare solo una cosa, ovvero una grande passione per il proprio lavoro unita a una buona dose di umiltà, cosa che senz’altro gli fa onore.


Beh, come avrete capito, nonostante il protagonismo e la tipica megalomania a stelle e strisce, la pasticceria più famosa della tv mi ha conquistato!

mercoledì 27 gennaio 2016

GIORNATA DELLA MEMORIA: CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI AUSCHWITZ - BIRKENAU


Oggi, 27 gennaio, ricorre in tutto il globo la Giornata della Memoria in commemorazione delle vittime dell'Olocausto. Per celebrare la ricorrenza non è stata scelta una data a caso, in questo giorno infatti ricade l'anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz. Era il 1945.



Auschwitz rappresentava il complesso di campi di concentramento più esteso mai realizzato dal regime nazista. Esso comprendeva tre campi principali e diversi sotto-campi. L'area visitabile al giorno d'oggi è conosciuta con il doppio nome di Auschwitz - Birkenau, ad indicare sia il campo di concentramento originario, sia il secondo dei tre campi maggiori, Birkenau appunto, che fungeva anche da campo di sterminio.
Il sito è facilmente raggiungibile in circa 1 ora e 20 di bus da Cracovia e i due campi sono a loro volta collegati con una frequente navetta gratuita che in soli 5 minuti fa la spola da uno all'altro.




A mio parere la visita ad Auschwitz - Birkenau dovrebbe rappresentare un obbligo di legge per ogni essere umano. E' un'esperienza letteralmente agghiacciante ma necessaria.
Ricordo bene il magnifico sole di quel giorno. Il termometro sfiorava i 30°, io però avevo il gelo dentro. Nulla potrà impedire all'angoscia, all'orrore e al tormento di sovrastarvi. Vorrete scappare, ma è un dovere non farlo. Dovete restare per comprendere, per vivere quel luogo con la massima attenzione e l'estremo rispetto che gli sono dovuti.




Non scrivo oltre perché provo disagio ad esprimermi su questo tema, meglio lasciar fare alle immagini. Pur rappresentando solo un piccolo assaggio del turbinio di emozioni negative in cui verrete catapultati, sono certamente più efficaci di qualsiasi parola.













Fortunatamente al rientro vi attende quel gioiellino di Cracovia per coccolarvi. Ne avrete bisogno.

domenica 17 gennaio 2016

I LUOGHI DI HARRY POTTER (OMAGGIO AD ALAN RICKMAN / SEVERUS PITON)


Il 69 sembra essere un numero maledetto in questo 2016. Una settimana fa, proprio allo scoccare dei 69 anni, ci ha lasciato uno dei miei miti assoluti, il grandissimo David Bowie. Mi consolo grazie alla mia tenace testardaggine che nel 2003 mi portò ad accaparrarmi il biglietto del suo unico concerto italiano.


Pochi giorni dopo, sempre all’età di 69 anni, se n’è andato anche Alan Rickman. Forse questo nome non vi dirà granché, ma sono sicura che il suo viso vi è famigliare perlomeno grazie alla saga di Harry Potter. L'attore britannico infatti ha dato vita alla figura del burbero Professor Severus Piton, uno degli insegnanti della scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. Rickman era davvero un attore strepitoso, molto intenso, che dava il meglio di se soprattutto nell’interpretazione di cattivissimi. Chi si scorda il suo perfido sceriffo di Nottingham? E l’odioso Giudice Turpin in Sweeney Todd? E naturalmente Piton, anche se mi preme ricordare che il corvino insegnante, dietro lo sguardo torvo e l’espressione accigliata, nascondeva un cuore d’oro. Io l’avevo capito da subito e lo dicevo sempre al maritozzo! “Guarda che non è un cattivo! Non è stronzo come sembra!” ho continuato a ripetergli sin dal primo episodio. E’ grazie al mio innamoramento verso Piton/Rickman che ho retto tutta la saga del maghetto. Sì, mi è piaciuta ma di certo non rientra nel mio genere cinematografico preferito, per di più propinato a puntate, cosa che di norma cortesemente ripudio.
Per rendere omaggio a questo talentuosissimo attore ho pensato ad un post che vi porti a spasso per Londra e per la Scozia alla scoperta di alcuni dei luoghi – quelli da me personalmente visitati - che sono legati al magico mondo di Harry Potter.


Partiamo da Londra e dirigiamoci alla stazione di King’s Cross dove dal binario 9 ¾ parte l’Hogwarts Express! Mi raccomando, prendete una buona rincorsa per portare con voi il carrello dei bagagli!


Una volta usciti dalla stazione di King’s Cross fermatevi ad ammirare lo splendido edificio in mattoni rossi che ospita la stazione di St. Pancras e che è stato utilizzato proprio per rappresentare l’esterno della stazione da cui partono i treni per Hogwarts.



Spostiamoci a Diagon Alley, il vicolo in cui si trovano tutti i negozi forniti di mercanzia ad uso e consumo dei maghi. Nella Londra odierna Diagon Alley ha le sembianze del Lendenhall Market, uno splendido esempio di mercato vittoriano al coperto, ricco di tanti diversi negozi frequentati soprattutto dagli impiegati della City, da babbani insomma!


L’ultima tappa nella capitale inglese ci porta al Millenium Bridge, lo scenografico ponte pedonale che attraversa il Tamigi e che rappresenta uno dei simboli della Londra moderna. In uno degli episodi della saga questo ponte viene distrutto dai Mangiamorte, ma fortunatamente nella realtà è ancora integro e continua a regalarci una delle migliori visuali della bellissima Cattedrale di St Paul.


Spostiamoci ora in Scozia, partendo dalla magnifica Edimburgo. La prima tappa è The Elephant House, il caffè dove J. K. Rowling si rifugiava per dedicarsi alla stesura del primo romanzo della saga di Harry Potter facendosi ispirare dalla città che la ospitava - cosa per niente difficile a dire la verità!



Un’altra tappa imperdibile nella capitale scozzese - non solo per i fan del maghetto, Piton e company - è il cimitero di Greyfriars. Situato in un angolo della città nascosto e protetto dalle antiche case della Old Town, con le sue lapidi secolari ricoperte di muschio sparpagliate qua e là, la verde erba curata, l’ombra degli alberi e i vialetti ben disegnati, rappresenta uno dei cimiteri più affascinanti e suggestivi che abbia mai visitato. Lo stesso deve averlo pensato la Rowling. La scrittrice infatti amava passeggiare per questo cimitero e immergersi nella sua atmosfera magica, lasciando che i nomi riportati sulle lapidi stuzzicassero la sua fantasia. Il malefico personaggio di Voldemort sembrerebbe essere nato proprio in questo modo.


La fortuna di vedere il treno attraversare proprio in quel momento il viadotto di Glenfinnan - notate in lontananza il fumo della locomotiva a vapore - è stata compensata dalla fortissima pioggia e dal gelido vento che hanno influito sulla pessima qualità delle foto.



Addentriamoci ora nella vera Scozia, quella selvaggia e indomita delle Highlands di cui vi ho già parlato qui. Volete provare l'ebbrezza di salire sull'Hogwarts Express? Proprio su quello la vedo dura, ma in compenso potete optare per The Jacobite, una vera fumosissima locomotiva a vapore che percorre il tratto Fort William - Mallaig nella parte centro-occidentale del Paese, attraversando paesaggi mozzafiato incluso il famosissimo viadotto a 21 arcate di Glenfinnan. Qui è atterrata pure la Ford Anglia volante guidata da Harry e Ron! Io a dire il vero questo magnifico tratto di terra scozzese l'ho attraversato in macchina perché volevo la libertà di fermarvi dove mi pareva durante il tragitto che effettivamente merita diverse soste e deviazioni. Per quasi tutto il tratto inoltre la strada e la linea ferroviaria corrono parallele, per di più, considerando che ci si passa sopra, dubito che dalla locomotiva si possa apprezzare a pieno la bellezza del magnifico viadotto. Se però volete emulare in tutto e per tutto i maghetti, sapete come fare!



Nella finzione il convoglio in viaggio verso la scuola di magia e stregoneria si addentra anche nella vallata di Glencoe e nei suoi immediati dintorni. Queste splendide zone costituiscono anche lo sfondo di gran parte delle scene girate all'aperto proprio nei pressi di Hogwarts. Glencoe incarna perfettamente la bellezza aspra e drammatica delle Highlands, offrendo uno degli scenari più incredibili di tutta la Scozia. Ci troviamo di fronte ad una natura maestosa e possente che suscita più di un brivido e che rappresenta la scenografia ideale per un mondo magico.



Il mondo magico del Professor Severus Piton.